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Cosa è il TFR

La riforma sul trattamento di fine rapporto è entrata nel pieno, ma esattamente cosa è il TFR e come funzionava?
Cosa è il TFR
by MiaEconomia®
Una volta si parlava di liquidazione, una somma che il lavoratore dipendente incassa al momento della sua separazione dall’azienda per cui lavora. Con il tempo alla vecchia liquidazione è subentrato il termine Tfr, ovvero trattamento di fine rapporto. Innanzitutto va sottolineato che la somma che il lavoratore incassa è qualcosa di più di un semplice diritto, perché i soldi non sono concessi dall’azienda ma sono cifre accantonate ogni mese dallo stesso lavoratore.
Cosa è il TFR
L’idea del legislatore che sta dietro al Tir è quella di creare una piccola rete di sicurezza a favore del lavoratore nel caso in cui perda il lavoro. Per fare questo gli fa accantonare una piccola cifra al mese, sotto la tutela dell’imprenditore. E' quindi parte integrante del salario lordo, ma non è disponibile immediatamente: si tratta di un salario differito, del quale è proprietario il singolo lavoratore, e che il datore di lavoro trattiene ed è responsabile, con il compito di reinvestirlo all'interno dell'azienda, anche perché ne garantisce la rivalutazione minima, del 2,5% annuo circa. Se l’azienda per qualche motivo ritarda a pagare al lavoratore il suo Tfr, allora è tenuta a calcolare anche gli interessi maturati nel frattempo sulla somma dovuta. Anche se va detto che, con una sentenza della Corte di Cassazione, si è stabilito che il pagamento è calcolato al momento della fine del rapporto solo “se sono conosciuti tutti i dati necessari per il calcolo”. Se questo non avviene, allora l’impresa deve calcolare gli eventuali interessi per un ritardato pagamento del Tfr dal momento in cui ha tutte le informazioni utili per chiudere i calcoli.
Non solo. A oggi l’Inps ha un suo fondo di garanzia, che interviene nel caso in cui l’impresa che deve pagare la liquidazione non lo faccia perché non più in grado, come nel caso di un fallimento improvviso, oppure truffaldino. Così il lavoratore ha la sicurezza di avere il suo Tfr.Detto questo, è interessante vedere come si calcola la liquidazione. La base per calcolare il trattamento di fine rapporto è semplice: si calcola sommando per ciascun anno di lavoro una quota pari all'importo della retribuzione annua divisa per 13,5 (la retribuzione utile per il calcolo del Tfr comprende tutte le voci retributive corrisposte in dipendenza del rapporto di lavoro, salvo diversa previsione dei contratti collettivi). Si tratta di una cifra che alla fine risulta essere pari al 6,9% delle retribuzione lorda di ogni anno lavorato. A spanne si dice che il lavoratore matura una liquidazione che è pari a un mese per ogni anno lavorato.
Tenendo conto che di questa quota una parte, lo 0,5%, va all'Inps come contributo per le prestazioni pensionistiche, la quota accantonata annualmente in termini percentuali è pari al 6,91% della retribuzione utile.
Gli importi accantonati sono indicizzati, al 31 dicembre di ogni anno, con l'applicazione di un tasso costituito dall'1,5% in misura fissa e dal 75% dell'aumento dell'indice dei prezzi al consumo (Istat).Il recente decreto legislativo sulla tassazione dei fondi pensione, ha modificato l'imposizione fiscale sul Tfr e, di fatto, anche il valore degli accantonamenti annui. Il provvedimento infatti introduce, a partire dal primo gennaio 2001, una tassazione dell'11% sulla rivalutazione annua delle somme accantonate, riducendo così il valore della rivalutazione netta e quindi della rivalutazione finale.
Di questi soldi accantonati si può chiedere un anticipo ma a certe condizioni. Di base la regola dice che il lavoratore può fare richiesta dopo 8 anni di lavoro consecutivi fino a un massimo del 70% della somma nel frattempo accantonata. E solo per motivi legati a spese sanitarie, per l’acquisto della prima casa (anche dei figli) spese sostenute per paternità all’ottavo anno di vita del bambino oppure per affrontare spese legate alla propria formazione.