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Business da record per l'Ecomafia
I reati ambientali fruttano alla criminalita' organizzata in Italia oltre 20 miliardi di euro l'anno, soprattutto grazie al traffico di rifiuti. Lo mette nero su bianco il rapporto Ecomafia presentato da Legambiente
06 maggio 2009
La crisi non e' per tutti. Mentre a livello mondiale morde tuttora e, purtroppo, non e' dato sapere fino a quando durera' questa pesantissima congiuntura economica, c'e' un settore che non conosce recessioni, aumenta il suo fatturato e sembra in grande forma. Niente di cui vantarsi, dal momento che stiamo parlando delle ecomafie, ovvero dell'insieme della criminalita' organizzata in campo ambientale.
Si tratta di un quadro agghiacciante, infatti, quello che emerge della presentazione del rapporto Ecomafia 2009, elaborato da Legambiente in collaborazione con tutte le Forze dell'Ordine, appuntamento che si ripete da 15 anni.
E per capirlo, basta anche solo snocciolare i numeri, tutti da record. Il 2008 e' stato ancora un anno d'oro per l'ecomafia: il fatturato e' cresciuto a oltre 20,5 miliardi, il 7,3% in piu' rispetto all'anno precedente, considerando i vari settori in cui le ecomafie sono attive tra rifiuti, cemento, racket degli animali, agromafie, beni culturali e archeologici. Sono 258 i clan censiti che si spartiscono gran parte del business, 25.776 i reati accertati, una media di tre ogni ora, ovvero quasi 71 al giorno.
Continua senza sosta anche l'abusivismo edilizio, vale a dire le illegalita' commesse nel ciclo del cemento. Il business gestito dalle mafie si aggira intorno ai 2 miliardi calcolato secondo i valori del mercato immobiliare. Un valore che tradotto in metri cubo di cemento illegale vuol dire circa 28mila unita' abitative fuori legge.
Impietosi anche i dati che riguardano le zoomafie. Si tratta di un business da 3 miliardi di euro, ma per fortuna diminuiscono i combattimenti tra cani. In crescita, invece, il traffico di cuccioli venduti in clandestinita': l'introito ammonta a 300 milioni di euro.
Inquietanti i numeri sui rifiuti pericolosi, vale a dire i veleni che uccidono nel tempo. Detto che nel 2008 hanno fatto registrare il picco delle inchieste, pari a 25, e un fatturato stimato di oltre 7 miliardi di euro, ora secondo i calcoli, la montagna di scorie industriali - gestite illegalmente dalla "Rifiuti Spa" - e' alta quasi quanto l'Etna: 3.100 metri, ovvero 31 milioni di tonnellate di rifiuti tossici.
Dalle cifre divise per competenze territoriale, poi, arriva un'altra triste conferma: quasi la meta' dei crimini (piu' del 48%)si e' registrata nelle regioni del Sud. Il primato negativo delle infrazioni spetta ancora una volta alla Campania: e' suo il comando ininterrottamente dal 1994. A seguire la Calabria, la Sicilia, la Puglia e il Lazio. Complessivamente nelle Regioni meridionali si registra oltre il 40% delle infrazioni commesse. Al Nord spicca - e anche questa non e' una novita' - la Liguria (971 notizie di reato, 837 persone denunciate e 248 sequestri).
L'unica nota positiva che emerge dal rapporto e' l'aumento di arresti e sequestri da parte delle forze dell'ordine. Le persone in manette sono infatti passate da 195 (nel 2007) a 221 (2008), dunque un +13,3%. Mentre i sequestri da 9.074 a 9.676 (+6,6%). Rispetto all'anno precedente, inoltre, sono diminuiti i reati ambientali accertati (dai 30.124 del 2007 ai 25.766 del 2008).
Ed ora occhi puntati sulla ricostruzione in Abruzzo che, secondo il dossier Ecomafia 2009, si potrebbe esporre al rischio di infiltrazioni mafiose sul fronte degli appalti. Stessa accortezza sara' prestata all'Expo del 2015 che si terra' a Milano.

