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Stretta sulle compensazioni fiscali

L'Agenzia delle Entrate ha messo in campo una task force dedicata a contrastarne l'uso illecito. L'obiettivo è recuperare un miliardo di euro. Per le attività di controllo non si aspettano più le dichiarazioni dei redditi, ma si monitorano le compensazioni man mano che vengono effettuate
Miaeconomia
Stop all'uso delle compensazioni fiscali. L'Agenzia delle Entrate è al lavoro con una nuova task force che ha l'arduo compito di combattere e stroncare un fenomeno sempre più diffuso negli ultimi anni: il ricorso, in maniera patologica come se fossero un Bancomat, a compensazioni fiscali indebite, soprattutto relative all'Iva. Si tratta cioè di quelle operazioni con cui il contribuente utilizza crediti fiscali che non esistono per ridurre o azzerare l'importo di imposte e contributi che è invece tenuto a versare.
Un trucco a cui ricorrono cittadini e imprese piccole e grandi, magari in modo episodico, ma che è anche usato per vere e proprie truffe, con tanto di false fatture e società fittizie. A tutto svantaggio dei contribuenti onesti che usano le compensazioni avendone pieno titolo.
"È venuto il momento - ha dichiarato il direttore dell'Agenzia delle Entrate, Attilio Befera - di puntare su una specifica e mirata strategia di contrasto attraverso approfondite analisi di posizioni ad alto rischio, necessarie a stroncare la diffusione di un fenomeno che trasforma indebitamente il meccanismo della compensazione da strumento di civiltà a strumento di evasione, se non di vera e propria frode."
Il fenomeno, infatti, è in costante crescita perché si è passati dai 23 miliardi di euro del 2004 ai 29 miliardi di euro del 2008 dei quali 17 miliardi relativi all'Iva. "Si tratta di dati incoerenti sia con l'andamento del ciclo macroeconomico sia con la distribuzione territoriale, giacché - ha spigato Befera - in alcune Province le compensazioni di crediti Iva sono platealmente sproporzionate rispetto al totale nazionale evidenziando forti fattori di rischio".
L'obiettivo dichiarato dall'Agenzia è quindi recuperare circa 1 miliardo di euro. Un lavoro che ha già dato i primi frutti. In particolare, su 80mila soggetti monitorati sono stati effettuati oltre 8mila soggetti che nel modello F24 hanno utilizzato in compensazione crediti Iva per un ammontare complessivo di 317 di milioni di euro, pur non avendo presentato la relativa dichiarazione.
L'ammontare è equamente distribuito tra 150 milioni di euro recuperati con il contrasto all'evasione e tra 167 milioni di euro individuati in base alle operazioni antifrode. Controlli che si sono svolti per il 56% in Lombardia, per l'11% nel Lazio, per l'8% in Emilia Romagna e per il 6% in Puglia, Veneto e Campania.
Molto ampia, infine, la casistica delle modalità con cui si svolgono le frodi e si cerca di aggirare la legge. In cima alla lista della task force - ha sottolineato l'Agenzia delle Entrate - ci sono i fenomeni frodatori realizzati da imprese o cittadini che anziché evadere totalmente, eludono dichiarando un credito inesistente. Ma è nell'edilizia, nel facchinaggio e nelle imprese di pulizie che si ricorre a sistemi più sofisticati. Ad esempio, si subappalta una commessa a un'impresa-fantoccio che avvalendosi di una cartiera (una produttrice di fatture false) compensa indebitamente l'Iva. Lo stesso vale per i consorzi che in alcuni casi fanno da scudo a ditte di questo genere attraverso la creazione di società fittizie. Così come non sono da trascurare le attività illecite di commercialisti e consulenti che "mettono in rete" i loro clienti attraverso un sistema di fatture.
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