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La tassa di solidarietà fa discutere
"Tassare i redditi superiori a 150mila euro per aiutare le fasce più deboli, dal momento che con lo stipendio dei primi 100 top manager italiani si paga l'equivalente della retribuzione annua di 10mila fra impiegati e operai". Ma la proposta della Cgil di non piace proprio a Confindustria e Cisl
16 febbraio 2009
Già durante lo sciopero della Cgil di venerdì scorso si era capito che lo scontro sarebbe scoppiato entro pochi giorni: il sindacato confederale ha, infatti, prima scatenato le ire della Cisl e poi di Confindustria. Pietra dello scandalo la proposta di tassare temporaneamente i redditi superiori ai 150mila euro annui, con le entrate così recuperate che potrebbero essere spese a favore di chi sta peggio e dei giovani precari.
"La crisi richiede uno sforzo eccezionale: il nostro governo dovrebbe mettersi le mani in tasca a sostegno di consumi e investimenti". Lo ha infatti ribadito dagli studi televisivi di "Domenica In" il segretario confederale della Cgil, Agostino Megale, rilanciando la proposta del suo leader, Guglielmo Epifani, che dal palco di San Giovanni aveva già detto di aumentare le tasse sui redditi oltre i 150.000 euro.
Megale ha sostenuto che applicare questa tassa di solidarietà porterebbe nelle casse dello Stato almeno 3 miliardi di euro in due anni. Si tratta di "una norma giusta - ha detto - visto che tra il 2001 e il 2008 i primi 100 top manager italiani hanno visto aumentare i propri redditi del 23%, cioè 830mila euro in più, mentre la paga dei dirigenti è aumentata dell'8,3%, consentendo un aumento sullo stipendio di oltre 25mila euro. Di tutt'altro segno, invece, i redditi lordi di operai e impiegati: "sono cresciuti solo dello 0,5%, vale a dire 4mila e 500 euro". Tanto che, secondo la Cgil, con il solo stipendio dei primi top 100 manager si potrebbero pagare gli equivalenti della retribuzione annua di 10.000 operai e impiegati, come riportano i dati della ricerca dell'Ires.
Megale ha quindi spiegato che "si tratterebbe di un prelievo fiscale extra per due anni, sul modello delle misure approvate in Gran Bretagna, con aumenti del 5% sull'aliquota per i redditi sopra i 150.000 euro, pari a 215.000 contribuenti, con lo scopo di ottenere 1,5 miliardi di euro di gettito aggiuntivo".
Dati che per la Cgil giustificano e rafforzano la necessità di una vera e propria tassa di solidarietà per i redditi oltre i 150mila euro annui che potrebbe essere destinata dal Governo a sostegno dei lavoratori precari senza tutela. Infatti - ha detto Megale - "il governo italiano, rispetto al panorama europeo, "si contraddistingue per aver investito solo lo 0,2% del Pil su interventi fiscali anticrisi, mentre la Germania, la Spagna e il Regno Unito hanno investito oltre un punto del Pil".
Immediate le repliche alla proposta della Cgil di una tassa di solidarietà per i redditi sopra i 150mila euro annui a favore di precari e per finanziare gli ammortizzatori sociali.
Per Raffaele Bonanni, leader della Cisl, "quella della tassa sui ricchi è una proposta estemporanea. Serve un progetto organico di tutto il sindacato per ridare progressività al sistema fiscale".
L'idea non piace neanche al vice presidente di Confindustria Alberto Bombassei, anche lui presente a Domenica In. "Non sono d'accordo su una proposta del genere perché il risultato di questa operazione alimenterebbe la lotta di classe e porterebbe alle casse dello Stato molto molto poco", ha detto Bombassei.
Contrario anche Fabio Cerchiai, presidente dell'Ania (l'associazione delle assicurazioni) che ha detto di condividere il pensiero di Bombassei: "Sarebbe una cosa non producente e non utile".

