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Bamboccioni non si nasce, si diventa.
Istat, in crescita il numero di giovani che vivono ancora con i genitori
08 novembre 2007
In Italia i cosiddetti Bamboccioni, come li ha simpaticamente definiti il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa, sarebbero in aumento. A dirlo l'indagine "Aspetti della vita quotidiana" condotta a febbraio 2006 dall'Istat, su un campionario di quasi 19 mila famiglie, per un totale di circa 49mila persone. Secondo l'Istituto è aumentato il numero dei celibi fra i 18 e i 34 anni che vivono con almeno uno dei genitori, dal 59,5% del totale nel 2005 a più del 60% nel 2006. Un trend in crescita che è accompagnato da un calo dei giovani con un'occupazione, passati dal 47,7% al 46,7% e da un incremento del 2% di quelli "in "cerca" di occupazione.
Altro che "mammoni" per questa fetta di popolo formata da oltre 7 milioni di individui (oltre 4 milioni gli uomini) vivere da soli è un lusso che non si possono permettere. Accanto alle difficoltà di trovare un lavoro e un impiego sicuro e a tempo pieno pesano poi i livelli retributivi, tra i più bassi dell'Unione europea. Le differenze salariali rispetto agli altri paesi sono appena più contenute per i giovani, si ampliano per le classi centrali di età e tendono ad annullarsi per i lavoratori più anziani. Diplomati e laureati trovano più in fretta lavoro ma vengono retribuiti meno. I dati sono sconfortanti, soprattutto se messi a confronto con quelli dei vicini europei. Secondo l'osservatorio dell'Eurostat, nel 2001-02, la retribuzione media oraria era, a parità di potere d'acquisto, in Italia del 30-40% inferiore a quella di Francia, Germania e Regno Unito. I dati mostrano anche che lo stipendio cresce con il crescere dell'età, non è così invece in Germania e Regno Unito dove si assiste a una immobilità dei salari.
E insieme alla fiducia in se stessi cala anche la fiducia nelle Istituzioni, sia politiche che religiose. Aumenta il tasso di quanti "non si informano mai di politica", +3,5% in 12 mesi per la fascia di età tra i 18 e i 19 anni, dal 32% al 35,4%. Meno per i cittadini tra i 20 e i 34 anni. La ragione? Alla maggioranza la politica "non interessa", al 28,3% "non da fiducia", e per gli altri "è troppo complicata". C'è davvero da stupirsi in un Paese che il Times ha definito "un Paese strano...una nazione di legislatori ottuagenari eletti da settantenni, i pensionati - e dove - tutti gli altri non contano"? Il senso di estrema sfiducia rompe gli argini e arriva fino alla religione. E' una realtà l'allontanamento dei giovani dalle chiese e dalle parrocchie. Aumenta il numero di chi in chiesa non mette mai piede sia di chi ci si reca "almeno una volta a settimana". In un anno il calo è stato di sette punti percentuali (dal 37,6% al 30,6%) per la fascia dai 14 e i 17 anni, minore per quella 18-24 e un recupero tra i 25-34. L'apertura di siti web, pod-casting e forum rivolte alle nuove generazioni, come l'evento "Facciamo fuori la Chiesa" organizzato dal centro di pastorale giovanile della Conferenza episcopale siciliana, cerca di colmare un divario che risulta già troppo vasto in partenza ma a giudicare dai dati non è abbastanza e la religione risulta sempre "due passi indietro".

