messaggio promozionale
Niente retroattivita' per la class action
La formulazione della class action potrebbe non essere applicabile a illeciti come quelli dei casi Cirio, Parmalat o bond argentini. Dopo averne rimandato piu' volte l'entrata in vigore, sta per essere approvato un emendamento che rende possibile le azioni comuni solo a partire da luglio 2008
07 maggio 2009
La class action arrivera' in Italia, ma non varra' per gli illeciti commessi in passato. Niente retroattivita', quindi, per l'azione che consente a un giudice di disporre il risarcimento per i danni subiti, non solo per le lesione individuali, ma anche per quelle rivendicate da una pluralita' di consumatori, nel caso in cui i fatti abbiano un'origine comune. Nei giorni scorsi, infatti, e' stato presentato in proposito un emendamento da Alberto Balboni del Pdl secondo cui sono possibili azioni legali contro frodi messe in atto solo a partire dal luglio 2008.
Una proposto di modifica che ora deve avere l'ok dell'Aula di Palazzo Madama, ma sembra evidente che su questa proposta dovrebbe convergere il si' di gran parte della maggioranza.
Il senatore Balboni a quanti gli hanno chiesto il perché di un emendamento apparentemente impopolare ha, tuttavia, risposto che la legge sulla class action e' arrivata al Senato gia' fortemente indirizzata in questo senso. Il testo, infatti, diceva gia' che l'azione si puo' esercitare "anche retroattivamente, agli illeciti compiuti successivamente al 30 giugno 2008".
La class action all'italiana continua, quindi, a fare molta fatica per entrare nell'ordinamento italiano, nonostante in America sia una prassi consolidata: un solo giudice, con un solo processo puo' condannare un'impresa a risarcire i danni provocati, non solo per le lesione individuali, ma anche per quelle rivendicate da una pluralita' di consumatori nel caso in cui i fatti abbiano un'origine comune.
Per capire cosa sia successo fino ad oggi durante questa lunghissima e fittissima querelle sulla class action facciamo un passo indietro.
La bozza di cui parla l'on. del Pdl Balboni e' quella datata novembre 2007, quando l'aula del Senato approvo' l'emendamento che ha introdotto in Italia "l'azione collettiva risarcitoria a tutela dei consumatori". La nuova disciplina sarebbe dovuta entrare in vigore 180 giorni dopo l'approvazione della Finanziaria, facendo valere da subito questo strumento processuale.
In particolare, sarebbe dovuta partire inizialmente a giugno del 2008, introdotta nella Finanziaria dal governo Prodi, ma l'esecutivo ha poi deciso di far slittare l'appuntamento a gennaio 2009 per avere il tempo di modificarne l'impianto normativo, fortemente contestato per la sua natura ibrida sia da Confindustria che dalle associazioni dei consumatori.
Ma poi, anche alla fine dell'anno scorso, il governo Berlusconi ha predisposto l'ennesimo rinvio con il decreto legge Milleproroghe che ha fatto slittare di altri sei mesi questa possibilita' di aderire ad un'azione legale collettiva per il risarcimento dei danni. Ora si dovra', quindi, aspettare giugno del 2009 per promuovere le cause collettive contro le imprese da parte di utenti che si ritengono vittima di truffe, inadempimenti contrattuali, mancanza di trasparenza.
Tanti condizionali che sono d'obbligo dal momento che anche in questi giorni si e' tornato a parlare di modificare le normative sulla class action, non parlando tuttavia della sua entrata in vigore.
Intanto il semaforo rosso alla class action ha generato fiumi di polemiche.
Il Pdl, l'Italia dei Valori e le associazioni dei consumatori gridano furiosi che si tratta di una beffa per gli obbligazionisti Alitalia. Ma non solo. Questa nuova linea normativa rischia di passare sopra le aspettative anche di tutte le migliaia di consumatori frodati dai grandi crac che hanno investito il Paese negli ultimi anni, da Cirio a Parmalat, passando per i bond argentini.