messaggio promozionale

Paradisi fiscali o inferno per l'economia?

Il vertice di Berlino sceglie una linea di rigore per contrastare la crisi economica e tra i punti d'azione c'e' la lotta ai paradisi fiscali, colpevoli di gonfiare la recessione. Per l'Ocse i centri off-shore, che nasconderebbero circa 5-7 mila miliardi di dollari, sono diventati "inaccettabili"
Miaeconomia
Contrastare gli effetti della crisi economica e prevenire, con nuove e piu' severe regole finanziarie, che questa situazione possa ripetersi in futuro. E' unanime l'accordo emerso a Berlino dal vertice dei Paesi europei del G8, piu' Spagna e Olanda, in vista del vertice del G20 previsto per i primi di aprile a Londra. I leader europei hanno sostenuto la necessita' di una supervisione su tutti i mercati e prodotti finanziari, compresi gli hedge fund, e hanno sottoscritto un impegno nella lotta ai paradisi fiscali con possibili sanzioni per punire i Paesi che non collaboreranno. Arriva dalla cancelliera tedesca Angela Merkel la speranza di raggiungere al piu' presto un "risultato ambizioso da qui al 2 aprile al piu' tardi", allargando le "liste nere di chi concretamente rifiuta questa collaborazione internazionale". Tutto, insomma, porta a un inasprimento dei criteri e ad una revisione delle regole per i mercati finanziari, tutelando il principio della concorrenza. Priorita' fondamentale sulle quali concordano anche l'Ocse e l'Fmi. José Angel Gurria, il segretario generale dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico gia' negli scorsi giorni, durante il forum globale sulla concorrenza di Parigi, aveva bocciato senza minimi termini i paradisi fiscali. "La crisi mondiale - ha affermato Gurria - li ha resi ancor piu' inaccettabili ora che i governi devono battere cassa tra i contribuenti per reperire le risorse necessarie per uscire dalla tempesta economica. Sara' un anno molto, molto difficile - ha detto ancora il segretario generale dell'Ocse - e vediamo un po' se ci sara' la luce alla fine del tunnel, nel 2010, ma speriamo soprattutto di mettere in ordine il sistema finanziario, perché quest'ultimo, oggi, continua ad essere un enorme ostacolo". La posta in palio, secondo le stime Ocse, sono circa 5.000-7.000 miliardi di dollari di capitali esteri al sicuro nei paradisi fiscali. Tesori considerati in parte frutto di evasione, riciclaggio e corruzione e che possono aver contribuito anche a gonfiare la crisi. Tanto che per Strauss-Kahn, direttore del Fondo monetario internazionale, "la questione dei paradisi fiscali va affrontata a colpi di dinamite", perché e' necessario "andare piu' in la' sulla trasparenza. A livello mondiale ci dovrebbe essere una significativa consapevolezza sul fatto che nessuna area dovrebbe restare fuori dalla portata della vigilanza finanziaria - ha detto - a cominciare dalle questioni fiscali". E nel mirino dell'Ocse e' finita nuovamente la Svizzera, con i recidivi Principato di Monaco, Andorra e Liechtenstein, tutti rei di non aumentare la trasparenza su segreto bancario e sistema fiscale. Nella lista stilata dall'Ocse non compare invece San Marino, alla luce di un impegno assunto nel 2000 in cui ha annunciato tutte le misure necessarie per eliminare ogni aspetto dannoso dei propri regimi relativi ai servizi finanziari. Alcune storiche sedi offshore, come le Cayman Islands e le British Virgin Islands, hanno invece gia' firmato trattati di collaborazione bilaterali con gli Stati Uniti e diversi paesi europei dichiarandosi disposti ad implementare la direttiva Europa sul risparmio e sul fisco.
Valuta questo articolo: PessimoPessimoNon buonoSufficienteBuonoEccellenteEccellente
Il tuo giudizio aiuterà gli altri utenti nel valutare questo articolo
  • Clicca qui per stampare l'articolo
    Stampa
    Clicca qui per spedire l'articolo via Email
    Email
    Clicca qui per postare l'articolo sul tuo Blog
    Blog