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Le carte prepagate sono troppo care ma…

I costi delle carte prepagate sono ancora elevati se si considerano gli strumenti offerti dal sistema bancario. Ma sono comunque possibili risparmi per le tasche dei consumatori se nel settore dei micropagamenti entrassero le società di telefonia mobile. Parola dell'Antitrust
Miaeconomia
Restano ancora elevati i costi di utilizzo delle carte prepagate offerte dalle banche, ma i consumatori potrebbero risparmiare se le ricariche delle preziose tesserine fossero utilizzate anche per effettuare micro pagamenti, come la spesa al supermercato, l'acquisto del biglietto del treno o dell'abbonamento autobus. È il verdetto dell'Antitrust al termine di un'indagine conoscitiva su queste particolari tessere che, va ricordato, vengono ricaricate con l'importo desiderato, ad ogni utilizzo scatta un credito scalare e non richiedono l'affidabilità creditizia del titolare. Vantaggi che spingono soprattutto i giovani e chi non ha un conto corrente oppure non si fida a usare Bancomat e carte di credito in giro per il mondo e su Internet ad entrarne in possesso. Un mercato da numeri record e in continua espansione. Secondo lo studio dell'Autorità, alla fine del 2007 l'insieme delle tessere emesse da banche e Poste Italiane era pari a 5,8 milioni, con un aumento rispetto all'anno precedente del 30,1% e una crescita media annua, dal 2003, del 72,2%. Una passione quella per le preziose tesserine che tuttavia, secondo l'indagine conoscitiva dell'Authority guidata da Antonio Catricalà, risulta parecchio cara per le tasche dei consumatori. I numeri più delle parole. Si spendono fino a 16 euro per chiedere a banche o uffici postali il rilascio di una carta prepagata, si devono sborsare anche 10 euro per operazioni straordinarie come il blocco della carta, l'estinzione anticipata e la sostituzione, e 5 euro sono dovuti per la semplice ricarica allo sportello. Costi che sono ulteriormente suscettibili a ritocchi all'insù a seconda che il possessore abbia o meno un conto corrente: nel primo caso, rileva l'Antitrust, il costo medio annuo è 18 euro; nel secondo, il costo sale a una media di 67 euro, fino a un massimo di 117 euro. Quindi - scrive Catricalà - "considerato il potenziale di sviluppo dello strumento e gli inviti da più parte fatti sulla necessità di abbandonare il contante, anche a scopo di controllo anti evasione, è arrivato il momento di allargare il mercato ad un contesto maggiormente concorrenziale". È, infatti, con l'ingresso di nuovi soggetti nel settore dei pagamenti elettronici - sostiene ancora il Garante - che si otterrebbe una riduzione dei costi delle transazioni. Le carte prepagate telefoniche potrebbero così essere impiegate per effettuare micropagamenti e da subito si sfrutterebbe la gratuità della ricarica e la rimborsabilità del credito. L'Authority è chiara: se il credito contenuto nelle carte telefoniche prepagate - oltre 80 milioni attive in Italia nel 2007, per un valore di 8 miliardi di euro - potesse essere utilizzato anche per i micropagamenti, si potrebbe recuperare il gap con gli altri Paesi nella diffusione della moneta elettronica. "Dal punto di vista concorrenziale - spiega il garante Catricalà - è quindi auspicabile che possa trovare spazio l'offerta di tipologie innovative di servizi di pagamento tramite carte prepagate da parte di soggetti non appartenenti al mondo bancario e creditizio tradizionale". Una richiesta già sollevata nel 2006 dal Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, secondo il quale "il progresso tecnologico offre ampi margini per l'accrescimento della concorrenza e l'incremento dell'efficienza nel settore dei servizi di pagamento".
 
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